martedì 17 aprile 2012

Incontrollabili

A voler costruire dei suoni, ci si ferisce incontrollabili.
E rallentare il respiro / forse innamorarsi. Allora si che sarebbe splendido. Da far luccicare le pietre, da fare brillare un buco nero.

Sono le otto del mattino e nell’appartamento numero seicentocinquantatre di Haider Straße non si sente un respiro. Datemi magia. Datemi suono. Datemi rumore.
A voler inventare una tarantella sui carboni ardenti c’é la mia amata nonsocosa che dice il rosario. Lo dice sulla sua poltrona di velluto bordeaux pieghevole elettricamente dotata. 
- che a voler costruire dei suoni ci si ferisce incontrollabili
ogni tanto però questo parlare mi è difficile, ai limiti della comprensione. 
Cosa intendi? Cosa significa “a voler costruire dei suoni”?
- non ne ho la più pallida idea
Fumiamo una sigaretta, ci bagniamo le labbra con il Don Perignon, diciamo un paio di Avemaria. Questa stanza puzza di fumo. 
Poi l’ho guardata per un paio di secondi negli occhi e ho inseguito il contorno che lei ha premurosamente ricalcato con una matita nera. Appena sono arrivato alla fine le ho chiesto: “ti va di fare una passeggiata con me?”.
Lei ha abbassato la testa con un’innocenza disarmante, ha mosso il collo spasticamente e mi ha detto quasi sussurrando solo se mi porti sulle stelle.
o provato a spiegarle che non posso portarla sulle stelle perché le stelle sono troppo distanti e lei si è messa a piangere e ogni lacrima mi sentivo in colpa. 
Poi ha iniziato a ripetere “solo se mi porti sulle stelle”. Poi ha iniziato a dire di ripetere quelle parole affinché diventassero realtà. Nella mia mente solo paura.
- che a voler costruire dei suoni ci si ferisce incontrollabili
Non significa niente, mi son detto mentre camminavo su Haider Straße, mentre giravo l’angolo e sentivo odore di kebab provenire da un negozio affollatissimo a mezzogiorno e dodici minuti. Ribadisco e sottolineo che non ha nessun senso quella frase. Ci ho pensato molto a quello che intendeva ma forse sono solo neuroni bruciati che fanno scintille. Chissà cosa sta pensando in questo momento. 
Di sicuro fa male.
Lei mi aveva detto tante volte che a cercare il senso alle cose alle volte è una roulette russa in cui si muore. E poi si muore di nuovo. E quando meno te lo aspetti riparte e muori ancora. E poi ancora di nuovo. Non tutte le parole vogliono ferire, non è tutto incontrollabile. E a voler costruire suoni si fanno magie che sfuggono all’immaginazione.
Se sfugge all’immaginazione allora è meglio non pensarci. Se stai soffrendo, se tutto questo è troppo difficile per la tua mente, allora allontanalo. E se non puoi allontanarlo ripeti “solo se mi porti sulle stelle”. Prima o poi diventerà realtà. Prima o poi riuscirò a portarti sulle stelle e guarire le tue ferite. 
Ma la verità è che la mente è un cuore, alle volte batte aritmicamente, asincronicamente, alle volte non funziona come dovrebbe. 
Torno da te al più presto e ogni specchio lungo la mia strada è motivo per autocelebrarmi. La mia bellezza mi riempie di beatitudine. 
Ho calpestato un pacchetto di chewin-gum tornando da te, girando l’angolo, mentre sentivo odore di kebab e il fastidioso rumore di una biondina sulla trentina che beveva ossessa la sua coca-cola. Poi c’era un ragazzo con una valigia che forse stava cercando solo un posto in cui passare la notte. 
Ho continuato su Haider Straße, sono arrivato da te. Ho aperto il portone e saltellato lungo le scale, aggrappandomi alle maniglie unte che non vengono lavate probabilmente dai tempi della seconda guerra mondiale.
Nel taschino destro della mia giacca ho un pacco di sigarette, le chiavi del mio appartamento, del tuo appartamento, il biglietto da visita di una tatuatrice slovena che spaccia segretamente droga e il biglietto stracciato del locale di sabato sera.
Sono da te, con un colpo di chiavi. A casa tua c’è puzza di fumo.
Sei distesa a pensare sui perché dell’amore. Del dolore. In questo silenzio non sento il battito del tuo cuore. Mi avvicino e non ci sei più, i tuoi occhi distanti. 
Così ho capito. Stai passeggiando sulle stelle. 

sabato 17 marzo 2012

Occhi

La domanda era - ma non doveva essere fatta in quel momento perché ero ubriaco - 'stasera ti sei innamorato?'
In realtà ho guardato in quel momento il mio iphone che riportava messaggi tipo come va e sono a Saint Moritz e poi ho alzato lo sguardo e mi sono innamorato dodici secondi. 
Non ho risposto a quel messaggio con le scuse di sempre. Che dovevo fare qualcosa di molto impegnato. In realtà è crollato tutto come un grattacielo e mi sono reso conto che chiamiamo amore quella che è solo un'idea.
Quando ho risposto sono stato il solito Me. Molto vago e molto preso da una vita che corre. Ho detto 'mi dispiace se ti rispondo adesso. Spero ti stia divertendo.' Non era gelido ma non provare niente per qualcuno è possibile, quando si fermano le lancette, si ferma il cuore.
Quella sera ho visto quanto sarebbe possibile essere felici, volendolo, alzando lo sguardo dall'iphone. Un attimo dimenticare, più che altro, perdersi in occhi che non c'entravano niente. E che tra l'altro erano veramente fantastici.

martedì 6 marzo 2012

Insistente Violento

Avevo un paio di scarpe colore giallo soprammobile e quando sono cadute dal balcone è stata una tragedia. Sono cadute nel buio di un dramma, sono cadute immobili mentre nessuno guardava e allora tu potresti pensare che è tutto strano ma immaginati di essere quel paio di scarpe. Prova a pensare di essere un paio di scarpe che nessuno sa collocare. Perché ammetto che quando dico giallo soprammobile nessuno capisce e allora devo precisare che è un giallo antico e la gente continua a non capire. Ecco se sei quel paio di scarpe, ecco, sei diviso. Sei in due.
Quindi non basta che nessuno ti riconosce. Perché nessuno ha idea di chi tu sia. Perché poi mi hanno chiesto com’erano fatte le scarpe e io ho risposto che avevano la forma una di un unicorno e l’altra di una lucertola e avevano le sfumature dell’inchiostro di china verde all’alba di un natale senza regali. Allora la gente quando gli spieghi le cose così non capisce. E quel paio di scarpe sono rimaste senza un padre, senza una madre, non erano nessuno. E per quanto possa fare ridere se tu ti immagini di essere diviso in due e di non essere nessuno e di cadere da un grattacielo e di cadere giù e nessuno ha idea di chi tu sia, non trovi questo immensamente triste?
Trovo orribili i dipinti gotici postmoderni. Ecco, c’è una tristezza volgare quando un qualcosa rimane sconosciuto e indecifrabile agli occhi dell’uomo. E l’uomo ignorante si mette a ridere. Ecco si io potrei fare umorismo per ore e ore e tu potresti ridere sul mio stomaco e io potrei farti ridere per ore e ore e ore e io non ci trovo niente di divertente. Sono furiose le giostre su cui giochiamo. Sono malvagie, violente. Lanciano fulmini ed ecco tu non puoi permetterti di restarci per troppo tempo e puoi ridere di qualsiasi cosa ma se non hai idea di cosa stiamo parlando le tue risate le lanci nel vuoto e cadono assieme a quelle scarpe e io sarò triste perché moriranno con quelle scarpe e cadranno nel buio.
Nel buio di un dramma.
Inesistenti. Per sempre.

Mi sono affacciato alla finestra stanotte per vedere le fiamme di chi bruciava un bar di sotto. Le fiamme si innalzavano prepotenti. Esagerate. Poi c’erano le autoambulanze e le preghiere che arrivavano da lontano e si condensavano e cercavano di penetrare il fuoco. Ma il fuoco aveva alzato questi alti muri. Ed ecco che le preghiere non bastavano e non bastava l’acqua e non bastava niente e allora qualcuno è morto nella crudeltà di un gesto. E questo qualcuno stasera se ne va a casa e si mette le scarpe e se ne va a ballare e a me dispiace tanto perché se potessi vorrei passare la notte a chiacchierare con lui e chiedergli perché ha commesso una simile atrocità.
Che tra l’altro in quelle fiamme, le mie scarpe si sono bruciate e io le ho ritrovate, i cadaveri intossicati di plastica. Irriconoscibili. Quando le ho ritrovate ho pianto.

giovedì 16 febbraio 2012

EditAutori, gli scrittori, le penne stilografiche e i personaggi in cerca di autore

Alla fine per la prima e forse ultima volta nella mia vita scrivo un post a fini promozionali.
Più che altro queste cose accadono quando una cosa mi piace davvero. Come EditAutori.
Non penso di trovare parole migliori che hanno trovato i fondatori dell'iniziativa a cui sto prendendo parte, per cui, incollo le parole del blog http://editautori.blogspot.com e se siete scrittori o aspiranti tali leggete quanto riportato.
E in più, c'é pure il gruppo su facebook per qualsiasi domanda.

La Fondazione EditAutori si pone l'obbiettivo di essere un punto di riferimento fondamentale nel mondo dell'editoria. Oggi più che mai si sente il bisogno di cultura. E la diffusione di quest'ultima è sempre più affidata, sia attraverso mezzi tradizionali che attraverso quelli ormai dominati dalla tecnologia, a un sottobosco selvaggio fatto spesso di inesperienza, di incompetenza, di millanteria o, peggio, di ciarlataneria. Pertanto è essenziale, di questi tempi, che esistano organismi i quali consentano una più limpida diffusione di questo grande patrimonio che rappresenta la cartina al tornasole dello stato di salute di un Popolo e la maggior garanzia per il suo futuro. EditAutori è una fondazione senza scopo di lucro che intende annoverare fra le sue fila sia artisti di talento che tecnici della cultura come appunto gli editori. Essa sarà un mezzo sicuro a cui gli uni e gli altri attingeranno, coadiuvandosi a vicenda e producendo un volume d'opera che altrimenti non sarebbe possibile. Unire, quindi, l'indipendenza edirotiale al talento puro, in modo da ottenere una miscela complessa ma limpida e distillata, da poter competere sia sul piano nazionale che europeo, nonché intercontinentale, con mezzi che solo alcuni grandi editori dispongono ma che poco (o quasi mai) sfruttano appieno.
E' chiaro quindi che per essere parte di questo progetto è importante avere chiaro lo scopo e anche la "stoffa" che il progetto stesso comporta. Se sei un autore e ritieni di avere talento da vendere, di saper narrare una storia o un fatto di cronaca, di aver scritto un romanzo di grande impatto, di meritare l'attenzione di grandi firme o grandi editori, o se sei un disegnatore o uno sceneggiatore di fumetti e pensi che la tua arte sia davvero innovativa o bella o apprezzabile, allora puoi canditarti a diventare socio della Fondazione. Altresì, se sei un editore che mira soprattutto alla qualità dei suoi libri, che ritiene di avere ambizione (anche se non molti mezzi), che vuole allargarsi, o solo affacciarsi, anche ad altri mercati (come quello estero), potrai contribuire con la tua presenza e disponibilità e avere gli enormi e indiscutibili vantaggi che EditAutori offre (continua...)

giovedì 9 febbraio 2012

Innamorato

la tristezza è una cosa che se non la provi tutti i giorni, può sembrare una recitazione venuta bene e invece la paura è quella che hai dentro, che non sapresti come esprimere. L'ira, quella che non sai gestire. Come si fa a combattere contro il vuoto? Contro il futuro? Contro quello che non si sa? Contro l'incertezza?
Contro quello che deve succedere? Allora permettiti di fare si che avvenga, datti per lo meno amore. Basta con le paure, il terrore. Che di odio, sembra che in questa stanza ce ne sia stato fin troppo.
Se devono ammazzarti per lo meno mostrati come una creatura meravigliosa, al patibolo sali con dei lunghi capelli biondi, raccolti dietro la nuca. Sii quella creatura celeste però devi esserlo dentro. Devi esserlo per te stesso. Perché non sarà il mondo ad ammazzarti con un paio di parole. No, sarà il tuo volerti fare ammazzare e il tuo non volerti bene. Quella mancanza, quel datemiamore, quello ti uccide, ed è una tomba, un funerale. E allora sei triste perché ti senti impotente e sei triste perché vorresti essere diverso e migliorare  perché così non moriresti ma in fondo si sa che l'adattamento è un concetto del cazzo e se non ti adatti, per lo meno devi darti tanto amore. E devi farlo per te.

venerdì 27 gennaio 2012

So I guess, it means, that we're not friends anymore

Che poi l'amicizia è un concetto estremamente relativo.
E la relatività è un concetto del cazzo. Non per altro che poi diventa un teatro degli orrori l'amicizia in cui gli amici ti nascondono le cose e non dico segreti tipo "ho assassinato il mio vicino di casa" ma ben peggio cattiverie. Tipo che si dimenticano, tramite ben elaborati processi di rimozione, di dirti che casualmente sono venuti in possesso di materiale che potrebbe giusto appunto servirti (giusto per un esame di 17 crediti?). L'amicizia è quel bellissimo concetto creativo secondo cui si fa come dicono gli altri e non come dici tu, perché se vuoi organizzare una festa a tema, ti pesa troppo il culo di farti 2 vestiti allorché sei costretto a farne una per fare riciclare il vestito della precedente all'amico. Questo, è quello che fanno gli amici. Atti di carità e mensa dei poveri.
Allora un amico mio mi ha mandato un messaggio con su scritto che voleva volare tipo un uccello dei videogiochi, e il messaggio precedente era che mi abbracciava forte.
Una mia amica mi dice che tutti i suoi amici hanno deciso di dirle che sono omosessuali nel periodo di Natale provocandole grandi stress perché non se n'era accorta.
Ma la cosa peggiore sono i mezzucci. Quelli che usano le persone per nascondersi. I bambini. L'egocentrismo. Il non me ne frega niente di te. Allora diciamocelo chiaramente. Che non siamo amici. Siamo persone che stanno incrociando un periodo della loro vita, escono ogni tanto insieme, e un giorno ci rivedremo e ci diremo "ciao come stai" e banalità di questo tipo.
Perché la solitudine ci ucciderebbe tutti.
E allora, no, non siamo amici. Siamo esseri umani soli che ci facciamo compagnia.

martedì 24 gennaio 2012

quei meravigliosi momenti della mia vita che non posso non condividere.

La vita di uno studente universitario è mediamente scandita da momenti in cui ti chiedi ma perché non ho scelto altro, e io oggi ad esempio mi sono svegliato tardi perché ieri ho fatto tardi per ripetere la cirrosi epatica (e per me svegliarmi tardi é svegliarmi alle 8:15 su per giù).
Per rendere meno deprimente il tutto questo week end vado all'Extravaganza Wild West Edition.
Ho fogli bianchi o sempre su per giù scritti in rigoroso nero su bianco (si tra l'altro ho manie ossessive per cui non si mettono due colori sullo stesso foglio tipo nero/blu al massimo nero/rosso e due tipi di nero diversi mi infastidiscono ancor peggio del blu) con curve di depolarizzazione cardiaca, schemi molto fantasiosi e molto poco realistici del fenomeno del rientro.
E stanotte ho sognato il mio professore che mi aveva chiesto non so cosa dell'infarto del miocardio e a un altro figurati se mi ricordo che e poi ecco gli ho chiesto "ma da quale libro dovrei studiare?" e buh, mi sono svegliato.
Che poi insomma io mi ricordo che una volta stavo a tirocinio. Allorché parte la domanda sulla rettocoliteulcerosa vs morbo di crohn. Che io voglio dire, ai miei tempi a stento sapevo definire la diarrea.
Dopo mezz'ora mi faccio una megacultura su wikipedia e rispondo. E la gente mi diceva che wikipedia non è una fonte attendibile. Peccato che tra le fonti di tale articolo c'é proprio il libro da cui dovete studiare per sto esame. Ci sarebbe da rifletterci su.